L’interrogazione parlamentare rivolta dall’Onorevole Maria Stefania Marino al Ministro dell’Istruzione e del Merito si concentra su una questione cruciale per il sistema scolastico italiano: il riconoscimento dei titoli di specializzazione al Sostegno conseguiti presso università estere. L’iniziativa si inserisce nel quadro del Decreto Legge n. 71 del 31 maggio 2024, che mira a regolarizzare la posizione di questi professionisti, considerati una risorsa preziosa per l’inclusione scolastica.
Un percorso di integrazione per valorizzare le competenze
Secondo quanto previsto dal decreto, la regolarizzazione passa attraverso percorsi formativi specifici, erogati dall’Indire e da enti convenzionati, per l’acquisizione di crediti formativi universitari (CFU) integrativi. Tali corsi rappresentano una misura compensativa per rendere i titoli esteri equipollenti a quelli italiani. Tuttavia, la proposta iniziale prevedeva differenze significative nel numero di CFU richiesti: 10 per gli insegnanti con specializzazione estera e 30 per i non specializzati ma con almeno tre anni di servizio.
Recentemente, sembra che questa distinzione sia stata eliminata, imponendo a entrambe le categorie il conseguimento di 30 CFU. Una decisione che ha suscitato proteste da parte delle associazioni di docenti con abilitazione estera, che la considerano penalizzante e potenzialmente contraria alla normativa europea.
Le basi giuridiche. Leggi europee e riconoscimento titoli: un punto di forza.
La Direttiva UE 55/2013 class=”link-articolo”> stabilisce che i titoli conseguiti in altri Stati membri debbano essere riconosciuti se equivalenti, con misure compensative solo per eventuali discrepanze. Questa direttiva, insieme a precedenti sentenze italiane, costituisce una solida base legale per difendere i diritti dei docenti con specializzazione estera, rafforzando la richiesta di un trattamento più equo.
Speranza e inclusione: una prospettiva concreta.
L’On. Marino, attraverso l’interrogazione, ha chiesto al Ministro chiarimenti sui tempi e sulle modalità di avvio dei percorsi formativi, sollecitando un’attenzione particolare alle istanze dei docenti di Sostegno. Il suo intervento porta alla ribalta un tema che non riguarda solo il riconoscimento di un titolo, ma anche il valore dell’inclusione scolastica.
Un messaggio di speranza: il valore della dedizione e della professionalità.
Per gli insegnanti di Sostegno con titolo estero, l’interrogazione rappresenta un segnale importante. La questione non è solo al centro dell’agenda parlamentare, ma è anche supportata da principi europei di parità e inclusione. La possibilità di una soluzione concreta non è più solo un’aspirazione, ma una prospettiva reale. Questa battaglia non riguarda solo un riconoscimento burocratico, ma il riconoscimento del valore di professionisti che, spesso, hanno già dimostrato la loro competenza sul campo. Continuare a lavorare con dedizione e mantenere alta l’attenzione su questa causa sono passi fondamentali per trasformare questa speranza in una realtà.
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